Tutti sanno ormai che Valentino Rossi è stato vittima di un infortunio mentre si stava allenando. Operato ad Ancona, il campione di Tavullia dovrà rimanere lontano dalle gare di MotoGP per almeno 30 giorni. Tibia e perone sono gli stessi che il numero 46 si ruppe sette anni fa al Mugello, con l'incidente che è solo l'ultimo di una lunga serie che non riguarda solo il nove volte iridato nel Motomondiale.
Non è però così importante sapere esattamente in che modo il pesarese si sia fatto male, anche perché lo hanno già fatto tutti, come spesso avviene in casi in cui la notizia è forse più di motorspot che di motorsport. Quello che invece conta è cercare di capire le ragioni che spingono un pilota in corsa per il titolo nella top class delle due ruote a fare enduro con gli amici, in questo caso i ragazzi della VR46 Academy.
La risposta a questa domanda può essere sintetizzata in una sola parola: allenamento. Il discorso vale per Rossi, così come per tutti gli altri piloti, da quelli , che si stavano giocando il titolo con lui , ergo Dovizioso, Marquez, Vinales e Pedrosa a tutti gli altri, perché l'essere un top-driver presuppone un gran lavoro che, oggi, con i lavoro interdisciplinare e la limitazione dei test, deve necessariamente guardare ad altre discipline.
Con l'andare del tempo ha così preso piede l'abitudine, utile per sviluppare sensibilità nella guida, controllo del mezzo e reattività, a fare dirt track, cross, supermotard ed enduro. Chi le pratica, anche a livello amatoriale, sa bene che l'infortunio è sempre dietro l'angolo e, in quei casi, la fortuna si misura con una maggiore o minore entità dei danni subiti.
Spesso, l'attrezzatura di livello top e la capacità dei piloti, limita al minimo il tutto. Altre volte, come in questa occasione, la questione è assai più delicata. I piloti si divertono certamente, a darsi battaglia in ambienti differenti dal loro, ma anche la componente competitività va allenata. Di certo c'è che anche avvenimenti simili fanno parte del gioco, che comprende il rischio di farsi male e dover magari dire addio ad una stagione molto proficua.
I detrattori di Rossi diranno che intanto il mondiale non lo avrebbe comunque vinto, mentre i suoi tifosi affermeranno che, senza questo incidente, sarebbe stato assolutamente in corsa. Punti di vista entrambi, condivisibili o meno. Più semplicemente ci piace pensare che si sia trattato di un incidente sul lavoro di un professionista, dal quale, come sempre, si spera che chi ne è stato vittima ne esca prima e meglio possibile.